Professionisti allo sbaraglio
Chi vincerà la guerra sul Web tra blog e giornali
Nel mese di settembre i lettori di Huffington Post, il blog fondato nel 2005 da Arianna Huffington (nella foto) e presto trasformatosi in sito di informazione a tutto tondo, hanno superato quelli del Washington Post, ammiraglia del giornalismo statunitense, il giornale più popolare e antico (est. 1877) di Capitol Hill. Twitter spopola. Quali sono le mosse dei quotidiani on line per impedire il sorpasso dei "dilettanti"? E' possibile che in Italia succeda la stessa cosa? Mini inchiesta del Foglio.it sul futuro dell'informazione sul Web. Leggi Come salvare i giornali dalla crisi di Christian Rocca - Leggi La stampa in bolletta

Nel mese di settembre i lettori di Huffington Post, il blog fondato nel 2005 da Arianna Huffington (nella foto) e presto trasformatosi in sito di informazione a tutto tondo, hanno superato quelli del Washington Post, ammiraglia del giornalismo statunitense, il giornale più popolare e antico (est. 1877) di Capitol Hill. Lo confermano i dati di settembre di Nielsen Online relativi ai siti di informazione americani, diffusi nei giorni scorsi da Editor & Publisher: nell’ultimo anno l’Huffington Post è cresciuto del 26 per cento, raggiungendo in settembre 9,4 milioni di utenti unici, mentre il Washington Post è sceso del 29 per cento, a 9,2 milioni. Dati che fanno riflettere i grandi gruppi editoriali. Come se non bastasse, ieri è stato pubblicato l'ultimo studio del Pew Internet & American Life Project, secondo il quale il 19 per cento degli americani utilizza Twitter, o un servizio simile, per condividere aggiornamenti su quel che sta facendo o per leggere quello che i suoi amici stanno facendo. Meno di un anno fa, nel dicembre 2008, solo l'11 per cento degli utenti si comportava allo stesso modo.
Ma Twitter non era "stupido"? "E' il giusto tipo di stupidità", ha commentato Jacob Harris, ingegnere software del New York Times. Ma il quotidiano della grande mela non è l'unico a guardare con attenzione sempre maggiore all'evoluzione di social media e dintorni: dalla blasonata CNN all'Orlando Sentinel, i giornali ora utilizzano Twitter per pubblicare le notizie dell'ultimora e gli aggiornamenti più popolari. Certo c'è strategia e strategia, come dimostra questa pagina ultra-sofisticata del Los Angeles Times, ma almeno nelle intenzioni – non cedere troppo terreno ai nuovi attori del web – la stampa vecchio stile è compatta. Stimolata anche, qualcuno dirà costretta, da notizie come come quella del sorpasso dell'Huffington Post ai danni del Washington Post.
"E' un cambiamento di paradigma", dice al Foglio.it Michele Boroni, consulente di marketing e comunicazione (nonché, naturalmente, blogger): "La stampa vecchio stile doveva molta della sua autorevolezza al solo fatto di possedere i mezzi per pubblicare le notizie. Oggi la gerarchia è mutata". La rotativa che sforna le prime pagine per l'edicola può andare bene per la scena iniziale di un film di Hollywood, ma la realtà è che ormai – grazie alla rete – bastano pochi clic per fare informazione e competere, almeno potenzialmente, con redazioni affermate. "Le possibilità di informare si diffondono, ma resta una questione di credibilità", continua Boroni, che non è tra quanti, forse con troppa fretta, già ragionano a un mondo senza quotidiani e settimanali: "Ora però sono gli stessi quotidiani a dimostrare di aver capito che la professionalità non è appannaggio dei soli giornalisti a tempo pieno. Il Guardian, per esempio, ha deciso che per seguire la cronaca locale in alcune città (Leeds, Cardiff, Edinburgo) si affiderà alla tastiera di blogger in loco. Questi vanno a colmare un vuoto di informazione, ovvero notizie molto locali che i giornalisti non riuscivano a coprire. E' una prova, ma significativa".
E in Italia, a quando il sorpasso ai danni dei siti internet dei grandi giornali? "Finché i 'grandi' faranno largo uso di gallerie fotografiche che si situano in quella 'zona spesso confinante con il porno soft' sarà difficile – ironizza, ma non troppo, Christian Rocca, che con Camillo è blogger in chief del quotidiano Il Foglio – Comunque già oggi vi sono blog molto popolari e che a volte fanno notizia: 'Piovono rane', di Alessandro Gilioli, ospitato sul sito dell'Espresso, ha superato BeppeGrillo.it. Degno di nota anche Attivissimo.net, il blog di Paolo Attivissimo, 'giornalista informatico e cacciatore di bufale'. Nulla di simile a Huffington Post, che oramai ha una redazione dedicata, ma è fisiologico che anche da noi verrà qualcosa di simile". Per ora si sono visti solo alcuni tentativi sfortunati, forse perché troppo precoci: è il caso de Ilnuovo.it, quotidiano (solo) online nato alla fine degli anni Novanta, diretto da Sergio Luciano e poi chiuso per sfinimento.
Non solo innovazione e creatività. I giornali, pressati da nuove fonti atipiche di informazione, guardano anche allo Stato in cerca di aiuto: "Credo che i blog centrino solo in parte – continua Rocca – La crisi della carta stampata si spiega con il calo della pubblicità e il fatto che la rapidità di circolazione delle notizie online consente di evitare l'acquisto in edicola. Ma è anche vero che un buon utilizzo della rete può far aumentare la lettura dei giornali. E comunque i blog, senza i giornali da commentare, avrebbero molto meno di cui parlare".
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